mercoledì 6 maggio 2020

Hidden Corner - L'Angolo nascosto: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso


Torna Giulia e la sua Hidden Corner - L'Angolo Nascosto.
Oggi ci propone "L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome" di Alice Basso, edito Garzanti.
Siete pronte per questo viaggio?

Titolo: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome

Autore: Alice Basso

Edizione: Garzanti

Prezzo: ebook 3,99 €

Genere: Narrativa contemporanea 

Data di pubblicazione: 14 maggio 2015


Sinossi

Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: da piccoli indizi che sembrano insignificanti, coglie l’essenza di una persona, riesce a mettersi nei suoi panni, pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un’empatia profonda, un intuito raffinato, uno spirito di osservazione fuori dal comune, sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ne ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un’importante casa editrice. Scrive libri per altri. L’autore le consegna la sua idea, il materiale su cui documentarsi e lei riempie le pagine delle stesse identiche parole che avrebbe utilizzato lui. Un lavoro svolto nell’ombra. E a Vani sta bene così. Anzi, preferisce non incontrare di persona gli scrittori per cui lavora. Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda ad una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva possibile. Da tempo ha smesso di credere che potesse capitare anche a lei. Per questo sa di doversi proteggere perché dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei. E quando il destino mette in atto il suo piano imprevisto e fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che in amore nulla è come sembra. Questa volta è difficile resistere a Riccardo e a quell’alchimia che pare non esser mai svanita. Proprio ora che Vani ha bisogno di tutta la sua concentrazione, di tutto il suo intuito. Un’autrice per cui sta lavorando è stata rapita e la polizia vuole la sua collaborazione. Perché c’è un commissario che ha riconosciuto il suo talento unico e sa che solo lei può entrare nella mente del sequestratore. Come nel più classico dei romanzi Vani ha davanti a sé molti ostacoli. E non c’è nessuno a scrivere la storia della sua vita al posto suo, dovrà scegliere da sola ogni singola parola, gesto ed emozione.

Recensione 

Esistono – ne sono certa – esseri umani speciali. E non parlo dell’intrinseca unicità che rende l’anima di ognuno irripetibile. Parlo di una specialità a parte che rende alcune persone statisticamente fuori media. Detto con logica gaussiana e squisitamente numerica, esistono persone “anormali”. È un fatto (sulla logica gaussiana e sul fatto che ognuno potrebbe essere anormale per una specifica caratteristica eccetera eccetera lascio stare che tanto il politicamente corretto non mi si addice. O forse sì ma la quarantena è stata lunga e di corretto, qui e ora in queste vite sospese, non c’è più nulla).
È un fatto anche il fatto che esistono scrittori che questa anormalità decidono di scriverla. Bene o male è questione di gusti – quasi sempre. Ogni volta che mi cadono negli occhi le righe di un testo che contiene un personaggio del genere mi domando quanto coraggio sia servito allo scrittore. Perché, siamo onesti, la banalità dell’anormalità è un barato semplice nel quale cadere quanto quello della banalità dell’anonimo uomo medio. Ogni volta, e questa non fa differenza.
Perché Alice Basso ha creato un personaggio anormale, tale Vani Sarca, ghostwriter. Dotata di una spiccata empatia unitamente a una notevole capacità deduttiva, asociale come inevitabile conseguenza, colta in modo quasi stucchevole – ho scritto quasi – sarcastica al limite di una maleducazione che l’altro non coglie nell’immediato (come a dire che ti offende ma te ne accorgi quando ha già lasciato la stanza). Non posso esserne certa, ovvio, eppure ho la sensazione che la Basso abbia creato un essere umano che non fa un lavoro. Lo è.
E attorno a lei, all’enorme caos di nulla che è la vita di ognuno di noi, 271 pagine di altro. Di un capo editore la cui odiosa esistenza è tanto umana quanto bestiale, di una autrice di best seller sugli angeli scomparsa nel nulla, di un investigatore geniale innamorato, manco a dirlo, della letteratura investigativa vecchia scuola. Di un autore bellissimo e incapace di ordinare i lampi dell’ispirazione al quale scrivere un libro che sarà un fenomeno editoriale, consegnare il cuore formato corpo e rovinare la vita. E su tutto questo altro, il processo creativo attraverso il quale quel fenomeno editoriale vede la luce, descritto con una capacità narrativa e immaginativa di inusuale bellezza – per me passaggio che da solo vale la lettura dell’intero testo.

«Se non fosse che noi non stiamo copiando Furore. Noi lo stiamo incontrando», sibilo. «Infatti nel corso del loro viaggio i nostri protagonisti incrociano la famiglia Joad.»
«Incrociano? Cioè incontrano i Joad? La famiglia protagonista di Furore?»
Annuisco. «I personaggi di Steinbeck, per qualche pagina, diventano anche i personaggi del suo libro. E non solo loro. Anche i personaggi dei romanzi di Fitzgerald, e di Chabon, e di…»
«Un attimo», mi blocca Randi trasecolante. «Mi sta dicendo che la sua idea è che la storia dei nostri protagonisti si incroci con quelle di tutti i personaggi di tutti i romanzi famosi ambientati in quell’epoca? Una sorta di Forrest Gump a base letteraria?»
«Esattamente», dico io. «Vedo che è arrivato subito al punto, professor Randi.»
«Chiamami Riccardo», dice lui come se stesse chiedendo la mia mano.

271 pagine di altro che rappresentano quel baratro di banalità di cui sopra dentro le quali l’autrice mette un personaggio di straordinaria anormalità. Un gioco pericoloso eppure brillante, quello di creare un baratro nuovo sul quale affacciarsi e leggervi dentro la straordinaria normalità della vita di un essere umano anormale. Come a dire che siamo specialisti di vite incredibili che saranno dimenticate e mai replicate e, insieme, un punto nel quale l’esistenza si fa vuoto e numero e banalità, come fossimo tutti ghostwriter di noi stessi. Impegnati a riscriverci dentro la storia per come non doveva accadere, sbagliando ancora senza sbagliare nulla. Come a dire che Vani è speciale perché sono i tuoi occhi di lettore a renderla tale quando, irrimediabilmente, ti riconosci nel tocco apparentemente distratto di una mano sulla gamba e il cuore ti batte come a qualunque altro umano che ha la fortuna di vivere e in quel preciso punto- o  momento – è quella mano a scriverti alle spalle il miglior libro del mondo.
Una scrittura a tratti raffinata, che riesce a rispondere a una sete di buona letteratura che sempre più raramente si appaga, scrive un testo nel quale convergono molti generi e nessuno, molti personaggi tutti inutili eppure indispensabili e l’ossimoro perfetto dell’esistenza – irripetibile nella sua banalità di accadere.



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