mercoledì 13 maggio 2020

Adesso tocca a... Ilenia: "Destinatario sconosciuto" di Taylor Kressmann


L'ultima volta che abbiamo messo online la nostra rubrica "Adesso tocca a...", Giulia doveva scegliere la sua vittima. La fortuna - o sfortuna, dipende dai punti di vista - ha trovato in Ilenia la vittima perfetta... scopriamo cosa le è stato assegnato.


Titolo: Destinatario sconosciuto

Autore: Taylor Kressmann

Editore: BUR

Genere: narrativa storica, epistolare

Data di uscita: Agosto 2013

Prezzo: € 2.99



Sinossi

Germania, 1932. Martin, tedesco, e Max, ebreo americano, sono due amici fraterni e soci in affari. L'ombra della storia si proietta sul loro destino. Con l'avvento di Hitler i contrasti ideologici precipitano fino a diventare insanabili. Impossibile credere ancora nell'amicizia. Fino al colpo di scena finale: quando ci sarà un ribaltamento radicale nei rapporti di forza tra i due protagonisti per una conclusione "impossibile da dimenticare". Un viaggio alle radici dell'odio, un libro intenso e appassionato, pubblicato per la prima volta in America nel 1938, che rappresentò con lucida chiaroveggenza il clima di spietato razzismo in cui maturò l'Olocausto.




Recensione

Quando ho avuto l'idea di questa rubrica, ero assolutamente certa del suo intento: spingere un lettore a spostare i propri limiti, portarlo a tenere in mano un libro che non avrebbe neanche mai preso in considerazione. Quindi... rubrica perfetta eh. Diciamo che è stato più divertente vedere le altre ragazze affrontare la sfida eheh

Quando in chat Giulia ha fatto il mio nome, ho iniziato a sudare freddo. Congelata all'istante. Ora, voi la leggete, scrive recensioni meravigliose che mettono in crisi chiunque. Nessuna - nel blog - è immune ai complessi di inferiorità stilistica, grammaticale, "dizionaristica", che nasce dopo aver letto una sua recensione... ma io la conosco un pochino di più ed è ora del mio coming out. Io ho Paura di Giulia! Le voglio un bene dell'anima, ma è - forse - l'unica persona che poteva mettermi in ginocchio... e lo ha fatto con neanche 70 pagine di libro.

Sono un'anima rosa, dentro, fuori e tutto intorno. Certo, alcuni autori che adoro sono thrilleristi perfetti (Connelly, Cornwell, Deaver, ma anche Faletti - "Io uccido" è uno dei libri che ogni tanto riprendo in mano)... ma voglio una storia d'amore. Mi va benissimo sofferta, ma con un cavolo di lieto fine. Voglio credere - tramite un libro - che ci sia un lieto fine per tutti, indipendentemente da chi sono i personaggi. Credo che l'amore vero possa essere la cura di tanti mali ed è questo quello che voglio leggere.L'ultima volta che Giulia mi ha dato un libro da leggere è finita con me in una valle di lacrime, i singhiozzi che non mi facevano respirare... capite la mia paura?

"Destinatario sconosciuto" non sarebbe MAI finito nel mio kindle. Non lo avrei MAI comprato in libreria neanche se - al momento del pagamento - mi dissero "Con 10 centesimi in più, compra questo libro". Quando ho aperto amazon per acquistarlo ero veramente in crisi, l'unica "consolazione" era il numero esiguo di pagine. Un libro di narrativa storica, strutturato in forma epistolare.


Quello che non mi aspettavo, in alcun modo, era di trovare un appiglio al presente leggendo del passato.
Il libro riporta lo scambio di lettere tra due carissimi amici, soci in affari, quasi fratelli tanto è l'affetto che scorre tra i due. Martin e Max hanno solo due problemi: siamo negli anni '30, uno è tedesco e l'altro un ebreo americano. Lo corrispondenza parte dai mesi antecedenti l'ascesa politica di Hitler e delle sue idee che hanno sconvolto l'esistenza umana, di quegli anni e di quelli a venire.

Leggere le loro lettere, un rapporto solido che traballa quando le idee cambiano. Se Hitler prende piede nella testa di Martin, può Max rimanere lo stesso amico di prima? Può l'amicizia resistere a fronte del razzismo, di un periodo nero mondiale?

Non è stata una lettura semplice, né bella, figuriamoci leggera. Devo ammettere che ho apprezzato l'aver dato risalto alla struttura epistolare, ha reso ancora più reale la loro storia, così come ho gradito il non avere "esagerato", non trascinare per le lunghe.

E l'odio... capiamo che non è mai passato di moda. Non c'è differenza tra l'odio del 1932 o quello attuale: può cambiare forma, non abbiamo effettivamente un Olocausto 2.0, ma con l'avvento di internet abbiamo mille nuovi modi per odiare qualcuno. Senza far entrare troppo politica o attualità nel blog, ma basti scorrere la home di Facebook: attacchi vergognosi contro gli altri, si discriminano gli altri anche per cose banalissime, erergendoci giudice universale.
Qual è il messaggio che resta finita la lettura? Che non riusciamo mai a imparare dal passato e che, forse, è giusto spostare sempre un pochino in più i propri limiti di lettura.



















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