mercoledì 19 febbraio 2020

Hidden Corner - L'angolo Nascosto: Parlami d'amore di Silvio Muccino e Carla Vangelista


Torna l'appuntamento con la rubrica Hidden Corner - L'angolo nascosto.
Scrivere la parte introduttiva a una recensione che doveva essere doppia ma ha finito per non esserlo è quasi peggio dello scrivere la recensione stessa. Almeno per me.
Vorrei poter dire che, grazie al mio acume da clinico dei cervelli, so leggere nell’animo umano anche quanto le persone non sanno di avere impresso dentro. Che sono una persona alla quale piace giocare con la sorte. Che sono coraggiosa.
Vorrei.
Ma l’unico non-fatto che possa davvero introdurre questa recensione è: quando ho chiesto a Ilenia di leggere qualcosa insieme a me per poi inserire la recensione in rubrica non avevo nessun dubbio. Il libro doveva essere questo.
Forse avevo ragione. Forse.
Vi lascio leggere, ora, la sua recensione a "Parlami d'amore" di Silvio Muccino e Carla Vangelista, titolo edito Rizzoli di qualche anno fa da cui è stato tratto il film omonimo.

Titolo: Parlami d'amore

Autore: Silvio Muccino e Carla Vangelista

Editore: Rizzoli

Data di pubblicazione: 5 settembre 2007


Sinossi

SASHA. Capelli impettinabili, un passato da perdonare, una grande voglia di vivere, un amore impossibile, la tentazione di farla finita, il desiderio di perdersi per la prima volta. NICOLE. Una rivoluzione lontana, un marito troppo premuroso, una bara di vetro in cui vive da dieci anni, la routine che la fa navigare a vista e, oltre l'orizzonte, la voglia di tornare a vivere. BENEDETTA. Un corpo scolpito, il rischio sempre accanto, la notte consumata in feste estreme, un segreto che annulla ogni sentimento, la voglia di bruciare tutto e subito, il bisogno di un amore. OLIVA. Un incidente d'auto, una clinica veterinaria, una grande casa sconosciuta, una notte di troppo al tavolo da poker, e un amico, vero.

Recensione

Succede, a volte, di dire sì. Promozioni, domande dirette, appuntamenti, matrimoni, chi più ne ha più ne metta. Una sillaba semplicissima, troppo spesso violata, ignorata, scissa da quell’accento che troppi ignoranti dimenticano.
Ma la domanda peggiore – o migliore, dipende dai punti di vista – non è “Mi vuoi sposare?”. No, a quella domanda è facilissimo rispondere. “Ti fidi di me?”. Quattro parole e ci trasformiamo tutte in Rose – Ho il culo grosso – davanti a un Jack Di Caprio che vuole solo farci sentire quanto lo rendiamo felice, altro che assaporare il momento, il brivido di stare in bilico sulla nave.
Quando la domanda viene posta da Giulia, chiamata affettuosamente Psyco – un soprannome direi indovinatissimo – i brividi lungo la schiena fanno su e giù quel centinaio di volte in pochi secondi. Nelle orecchie senti quelle musichette che fanno da sottofondo nei migliori thriller e che ti tolgono il sonno per giorni, ma in cuor tuo sai che hai solo una risposta da poter dare.

Sì.

Perché Psyco, avvolta nei suoi silenzi, in quel mantello di quasi invisibilità, ha imparato a conoscerti così bene da sapere cosa può piacerti, ancor prima che tu ti possa porre il dubbio. Perché Psyco sa che i cerotti sulle emorragie non si mettono e che certe ferite vanno fatte sanguinare finché non arriva il torpore, finché l’oblio non è così caldo e coccoloso.
“Parlami d’amore” è stata una rivelazione. Non avevo mai visto il film, ho sempre girato abbastanza alla larga dai fratelli Muccino, lo ammetto. Uno perché dirige solo film pensati per far piangere, l’altro perché mi è sempre sembrato più bello che interessante.

Quando a dicembre il postino mi ha consegnato questo libro, avrei voluto strangolare Giulia. Solo lei poteva farmi leggere qualcosa che non esiste in digitale, facendomi riprendere in mano un cartaceo e mettendomi davanti alle mie deficienze: schiacciare il margine della pagina per andare avanti, cercare di ingrandire i caratteri o aumentare la luminosità o – ancora peggio – per sottolineare i passaggi più belli. Sì, sono scene che fanno ridere, me ne rendo conto, ma l’avvento del digitale è anche questo e io amo il mio Kindle, la mia applicazione sul cellulare sempre aperta e pronta a regalarmi attimi di svago anche mentre sono sulla tazza.

È stata dura? Cavolo, sì. Se non mi fossi ammalata, probabilmente avrei alzato bandiera bianca e chiesto a Psyco di cambiare lettura. Quindi… grazie, influenza. E ora sono qui, esattamente cinque minuti dopo aver finito di leggere l’ultima pagina. Lei aspetta i miei commenti a caldo, io le piazzerò in mano la recensione meno recensione della storia, ma ha iniziato lei. La mia è legittima difesa.

Come raccontare un libro che non sarà mai uguale per tutti? È una missione impossibile… probabilmente ci penserà Giulia, con il suo modo cinico di vedere le cose, quel modo di fare che sembra freddo, impersonale ma che ti lascia addosso tanto calore quando una coperta di lana mentre nevica. Oppure no e ci chiederete delucidazioni in privato, in seguito. Io voglio limitarmi a quello che ho provato dentro queste 395 pagine piene di parole.

Dimenticate i romanzi di ora. Dimenticate le scene di sesso, la sfrontatezza dei personaggi, il bello e dannato. Dimenticate tutto ciò che avete letto negli ultimi cinque anni.
Tabula rasa.
Ricominciamo da capo.
Lui. Lei. L’altro. L’altra. L’amica. L’ex. L’allieva. E non dimentichiamo Oliva. Tutti utili, ma nessuno indispensabile, o forse sì. Perché senza Oliva, Lui – Sasha e basta – non incontrerebbe Lei – Nicole.
Senza Oliva, Nicole non potrebbe insegnare a Sasha come conquistare l’altra, Beatrice. Senza Oliva, Nicole non potrebbe mettere a nudo se stessa, i suoi pensieri, i suoi desideri, la sua vita intera. Non potrebbe mettere a confronto Lui, l’ex e l’altro, ovvero suo marito.

Tutti utili, tutti indispensabili, tutti accomunati da un filo spesso: la dipendenza. Che sia dalle droghe, dall’ordine, dall’amore e le sue attenzioni o dalla più comunissima noia, è la dipendenza che li tiene insieme. Ancora prima dei sentimenti.
Sì, perché ognuno di noi – come di loro – è costituito al 100% da sogni che, nel corso della vita, diventano vere e proprie dipendenze da cui non riusciamo a staccarci. Laddove non c’è vittoria, c’è l’inizio della dipendenza. Ed ecco che i nodi vengono al pettine.

Sasha vuole amore. Vuole sentirsi amato, vuole amare, vuole gioia, stabilità, lontano dal dolore, dalle urla che hanno governato la sua vita. Vuole sentirsi finalmente un Re e pensa che gli serva una principessa per farlo. Ma Beatrice è lo specchietto delle allodole della sua dipendenza, mostrandogli quanto l’amore così giusto sulla carta – in realtà – sia sbagliato se applicato alla vita vera.
Nicole vuole sopprimere il dolore di un amore perduto e lo sta facendo da dieci anni, in un matrimonio senza sentimenti, fatto di gentilezza, di noia, di banalità. Meglio annoiarsi che sentire, meglio scappare che affrontare i demoni. Ma far vivere Sasha, porterà Nicole a capire che la vita va assaporata. Che è una e che ha sprecato troppo tempo.

Sono diversi. Non si completano. Non stanno bene messi vicini. Eppure la dipendenza di uno schiaccia quella dell’altra. Ed è questo l’amore.
L’amore di Muccino e della Evangelista è quel sentimento che schiaccia i pregiudizi, che cancella una lettera alla volta il passato della persona che ti sta vicino. È un amore che ti opprime, che ti spaventa, che ti dilania e ti lascia boccheggiante, in cerca di ossigeno.

Parlami d’amore è quel libro inaspettato che ti arriva tra capo e collo, che inizi a leggere con scetticismo e che ti ritrovi a finire mentre sanguini e/o lacrimi. Perché la forza di quei personaggi esce dalle pagine, i loro sentimenti, le loro paure, i loro dubbi ti avvolgono come braccia durante un abbraccio e non sai come staccartene… se non che realizzi che non vuoi farlo. Vuoi continuare a galleggiare in quella tempesta che ti hanno scatenato dentro e che ti fa a pezzi, ma ti indica la soluzione per ricomporti. Forse più forte di prima, chi lo sa. Di certo diventi più consapevole di quanto sia bello e spaventoso amare, di quanto sia vitale farlo, in barba alle preoccupazioni.

E sì. Continuerete a fidarvi di chi ve lo chiede, anche se con il ghigno dello Stregatto. Perché aveva ragione, porca miseria.


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