mercoledì 8 gennaio 2020

Hidden Corner - L'angolo nascosto: articolo zero!


Ora vi presentiamo la prima novità del 2020: le recensioni delle novità stavano strette alla nostra Giulia e così abbiamo trovato il giusto vestito per lei. Una rubrica tutta per lei e ora ce la spiega, come solo Giulia sa fare! Ecco a voi "Hidden Corner - L'angolo nascosto"


RECENSIONE ZERO – ovvero, la recensione delle recensioni che verranno.

Una sera, a cena, una collega e amica ha preso a parlarmi della sua esperienza all’estero.
Dopo qualche istante ho intuito – come o perché sia accaduto non è importante. Fidiamoci di un concetto che salva sempre: chiamiamolo istinto – la portata del momento. Ho quindi poggiato la mia vita sul tavolo per lasciare che le sue parole mi costruissero dentro un’esistenza diversa, qualcosa di altro da me che si mescolasse al poco che potevo restituirle indietro. Un sorriso e, fin dove l’anima lo permette, la pazienza con la quale l’amore ci consente di attendere.
Mi ha mostrato luoghi e occhi, mani e stanze, lingue e anime mai immaginate. Ha gettato sul piatto le lacrime versate dinanzi alla finitezza dell’esistenza, che comincia e finisce nel medesimo punto, e l’esperienza della sensazione di desertica solitudine assimilabile al vuoto, riassumibile come lontananza da se stessi.
Ha concluso sorridendomi in faccia un qualcosa di semplice: Giulia – ha detto – il mondo è piccolo. E io, che avevo sempre sentito la grandezza del mondo come una certezza incrollabile, mi sono vista – come uno spettatore osserva qualcosa che gli accade dentro gli occhi ma anche fuori – in una stanza disfatta dall’adolescenza sfogliare un libro di un autore lontanissimo, sorridere, piangere, dimenticare le pareti il letto la luce lo squillo del telefono fisso il telecomando del televisore il richiamo del tempo che finisce e arrivare al medesimo pensiero.
Il mondo è piccolo. Talmente piccolo che sta tutto dentro il palmo di una mano. Che sfoglia un libro.
Tornata a casa, era molto tardi per la vita di una quasiancoragiovane, mi sono fermata dinanzi alla libreria. Ho posato il dito sullo scaffale più alto che la statura concede e ho cominciato a scorrere i dorsi. E dove non arrivava la mano arrivava lo sguardo. Ho proseguito con una pazienza che mi si addice molto poco, ho spostato le prime file, ficcato la testa dentro gli scomparti e continuato a cercare in quel dietro dove, spesso, spingiamo ciò che il nostro occhio non è più capace di sopportare. Finché, nell’angolo in alto a destra, nello scomparto dell’autore della mia vita e di quella adolescenza iniziata e finita senza riguardo per le volontà personali, ho trovato quello che cercavo.
La consapevolezza di aver dimenticato di ricordare. Che in un libro sta l’interezza del mondo.
Strano come un angolo sia capace di contenere sia l’oblio della memoria che la forza devastante della consapevolezza. Meno strano che questo nuovo viaggio cominci esattamente in questo punto.
Qualche ora dopo, con uno scarto millimetrico se visto nel quadro generale di una intera esistenza, infatti, Ilenia mi ha scritto. Un messaggio molto poco casuale – i suoi e quelli di Stefy lo sono raramente – nel quale era contenuto un qualcosa di raro e straniante: la capacità di coglierti per intero, evitando di soffermarsi a capire se si è capito, ma fidandosi di quel concetto che salva sempre. Chiamiamolo istinto.
Il messaggio recitava qualcosa che potrebbe suonare così (o così è suonato alle mie orecchie, in una musica che difficilmente saprò dimenticare): noi abbiamo capito. Te. Quindi ti regaliamo, se lo vuoi, uno spazio nel quale puoi mettere ciò che vuoi. Ovvero ciò che sei.
E per fare questo, oltre l’istinto, servono alcune cose per le quali nessun artificio è possibile: l’incoscienza della fiducia e l’intelligenza della comprensione. Come si fossero, anche loro, sedute a cena, avessero messo la loro vita sul tavolo e avessero lasciato raccontare me (la mia caotica incapacità di rimanere a lungo nello stesso punto pur non muovendomi mai di un solo passo, la delirante scelta delle divergenze o la necessità, costante, di parlare d’altro – i miei messaggi raramente mantengono un senso dall’inizio alla fine). E mi avessero restituito indietro uno spazio e un tempo, un Angolo nascosto.
Nascosto al riflettore, spesso stanco, di un mondo meraviglioso e velocissimo, orribile e lentissimo, capace di generare fenomeni, rimangiarseli e rigurgitarli come freaks nel giro di una notte.
O di un libro.
Nascosto alla vista e alla memoria di quanti leggono perché sono vivi e dimenticano o non vedono perché sono vivi.
Qui, poco importa che piova la certezza di un capolavoro che non sapremmo comunque analizzare, splenda il sole di un volumetto senza gloria o il cielo rannuvoli e minacci l’esecuzione capitale della speranza di aver trovato qualcosa di buono. Poco importa l’anno di pubblicazione – il tempo è un concetto, a differenza dell’istinto, che raramente gioca a nostro favore – il genere al quale appartiene il volume, la necessità del consenso o del dissenso a misura della propria capacità sociale.
Tutto quello che importa, in alto a destra seconda fila, è gettare sul piatto quello che il tempo e la luce accecante potrebbero non averci fatto vedere. O dimenticare.
Un paio di volte al mese, vita permettendo e se lo vorrete, faremo due passi in quel famoso punto nel quale l’esistenza si fa leggera e i pensieri densi e le parole troppe o troppo poche.
Mai dimentichi di qualcosa di semplice: il mondo è piccolo.
Sta tutto nel palmo della nostra mano.
Che sfoglia un libro.

A presto
Giulia


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