mercoledì 6 novembre 2019

Review Party: "Effetto Ex" di Karla Sorensen


Buongiorno Disastri! Iniziamo la giornata con un review party: tutto ciò che Paola Ciccarelli traduce, finisce direttamente sul Kindle di Ilenia. Come avrà trovato il secondo capitolo della serie Washington Wolves di Karla Sorensen? scopriamolo insieme!


Titolo: Effetto Ex

Autrice: Karla Sorensen

Serie: Washington Wolves #2

Genere: sport romance

Prezzo ebook: 3,99 euro

Prezzo cartaceo: 13,00 euro

Data uscita: 6 novembre 2019



Sinossi

Il titolo dell'articolo potrebbe recitare così:
Matthew Hawkins, celebre defensive end, torna in campo per giocare con i Washington Wolves.

Il che va benissimo per Ava Baker, poiché ciò rende più facile il suo lavoro come PR della squadra.
Ci sono solo due problemi.
Uno: questo giocatore di football è stato la sua prima cotta.
Due, nonché il più serio: Matthew Hawkins un tempo era fidanzato con sua sorella maggiore.
Sono passati dieci anni dall'ultima volta che Ava ha visto Matthew. Adesso lui è più grande, più attraente e, soprattutto, single.
Nonostante i trascorsi con sua sorella, l'attrazione tra Ava e Matthew non è più tanto unilaterale.
Anzi, è abbastanza infuocata da bruciare l'intera città di Seattle.

Tuttavia, questo articolo è molto più complicato da scrivere. E non soltanto a motivo della stampa o di ciò che questo significa per la sua famiglia. Perché una volta che il suo cuore entra in gioco, è impossibile prevederne il finale.

“Sono pochissimi gli autori per i quali, quando scopro che stanno per pubblicare un nuovo libro, strillo e batto le mani e attendo con gli occhi a cuoricino che escano. E Karla Sorensen è una di essi.” – Kandi Steiner, autrice bestseller di Amazon.

“È impossibile descrivere quanto abbia amato questo libro. Proprio come per Effetto Bomba, l'incredibile scrittura di Karla vi catturerà all'istante. Non riuscivo a girare le pagine abbastanza velocemente. La storia di Matthew e Ava è piena zeppa di emozioni.” – The Reading Junkie. 




Recensione

Dopo "Effetto Bomba" (qui il mio giudizio), Karla Sorensen è entrata nel mio taccuino argentato: ci finiscono quelle autrici che sanno sbaragliare la concorrenza, che si fanno ricordare, ma alle quali manca quel qualcosina per finire nell'Olimpo. Lo so, nella mia testa suona meglio, ma che vi devo dire?

Grazie Ryan Gosling, so di esserlo... non serviva la precisazione!
Vi farei un disegnino per spiegarmi meglio, ma preferisco mettere avanti le parole: Karla Sorensen è un'autrice notevole. Le sue storie, alle prime pagine, ti lasciano quasi stranita: ti parte automatica la frase "Ma non ho già letto qualcosa di simile?" ma, pagina dopo pagina, l'autrice demolisce il tuo pensiero, mettendoti davanti una storia che ti avvolge in un caldo abbraccio, ti fa innamorare dei protagonisti e ti lascia l'amaro in bocca. No, non perché fa finire male le storie, ma perché leggi un lieto fine e ne avresti voluto ancora! non c'è niente di più odioso di girare la pagina e leggere i ringraziamenti! Ma no, dammi ancora qualcosa!!!

E' quello che è successo con questo libro: parto dalla piccola e (magari) insignificante premessa che il primo libro mi è piaciuto leggermente di più, ma parliamo di mezzo voto, non fatevi strane idee!
Detto ciò, in "Effetto Ex" conosciamo Ava, la PR dei Washington Wolves, e Matthew Hawkins, il nuovo defensive end.

Ava è una ragazza dalle palle quadrate: è lei che gestisce tutto ciò che riguarda la stampa, le interviste, i social e sa come farsi rispettare. Un giocatore sembra un armadio a quattro ante? a chi importa, ad Ava basta sollevare un sopracciglio e questo obbedisce. Il suo ufficio è il suo ambiente, la sua casa, il suo porto sicuro. Lei ama quello che fa, non ha mai dato segni di "umanità": sembra un robottino che tiene sotto chiave i sentimenti, nessuno l'ha mai vista agitata o preoccupata. Finché....
«L’email che ti ho inviato contiene la sua biografia completa. Fammi sapere se ti serve qualcos’altro prima di contattare la stampa.» Per poco non scoppiai a ridere. Conoscevo la biografia di Matthew. Potevo snocciolare le sue statistiche a partire dal college. Oltre a conoscere la sua altezza (un metro e novantacinque), il suo ruolo (defensive end), e il numero di placcaggi effettuati (settantanove, solo nella NFL), sapevo che andava matto per il burro di arachidi, odiava la birra, era allergico ai cani ma non l’avrebbe mai ammesso perché ne desiderava ardentemente uno, ed aveva visto il film Rudy, il successo di un sogno almeno cinquanta volte. «Grazie, Reggie» risposi invece. Sapevo così tante cose su Matthew Hawkins che la stampa non avrebbe mai saputo. Come ad esempio il fatto che non mi aveva mai trattata come la palla al piede della mia perfettamente splendente, angelicamente bella e terribilmente egoista sorella maggiore. E che non mi aveva trattata diversamente neppure quando, dopo quattro anni di frequentazione e sei mesi di fidanzamento, lei lo aveva tradito con un altro uomo. Oh, conoscevo molto bene Matthew Hawkins. Era l’ex fidanzato di mia sorella e l’uomo per cui mi ero presa una tremenda cotta al liceo, semplicemente perché era stato gentile con me. E adesso sarebbe stato uno degli uomini nello spogliatoio dall’altra parte del corridoio.
Puoi essere fatta di teflon, ma se la tua cotta del liceo si manifesta davanti a te, all'improvviso, e nelle sembianze di un dio greco, i tuoi nervi se ne andranno a ballare ogni tipo di danza che... "Ballando con le stelle" scansate!


Per Matthew, invece, incontrare nuovamente Ava è una piacevole sorpresa. Dopo un'intera carriera a New Orleans, era convinto di poter smettere con il football ma non aveva fatto i conti con due cose: la noia e... le mancanze. Per uno che ha vinto tutto, quei due buchi vuoti in bacheca pesano come macigni. Campione della conference e campione del Super Bowl. I Wolves sono la squadra che vuol far razzia di premi e Matthew non ha voluto perdere l'occasione. Trovarsi a Seattle solo, con la famiglia lontana, nessuna donna con cui instaurare un rapporto e tutti nuovi compagni, Ava ha le sembianze di una boa in alto mare, quando pensi di affogare: un delizioso dono del cielo. Soprattutto perché lui la conosce o, meglio, la conosceva.

Erano amici, in un certo senso, quindi perché non esserlo di nuovo? Ma i nuovi Matthew e Ava scoprono nuovi aspetti l'uno dell'altro e sentono mutare il rapporto tra loro: una vecchia amicizia diventa qualcosa di nuovo, di caldo, di accogliente, di bello dannazione! Può essere così bello? Così facile? Come se lo chiedono loro, ce lo domandiamo pure noi.

Tra bugie bianche che diventano enormi come l'Everest, rapporti famigliari e sportivi, la loro storia è destinata a naufragare? Beh, se avete qualche ora, leggetevi la loro storia! Merita, davvero.

Ho amato più Ava di Matthew: certo, il nostro difensore è perfetto dentro, fuori e pure intorno, asciutto o bagnato, pulito o sudato... capiamoci!!! ma lei... Signori miei, Ava è l'imperfezione travestita da sergente di ferro con un look sgargiante. In ufficio non ha punti deboli, non traballa mai... finché non si ricorda della sua famiglia e lì nascono i dolori. Il continuo paragone con la sorella maggiore ha creato squarci nell'anima battagliera di Ava: lei è quella sempre meno, meno bella, meno intelligente, meno qui e meno là. Vive e sente la famiglia con un senso di mancanza, con un distacco che non sa come colmare: siamo con lei quando vuole bere per dimenticare, per scrollarsi di dosso quelle sensazioni sbagliate. Oh, Ava è una di noi! 

Il senso di questo romanzo? Farci capire quanto diavolo sbagliamo a dare retta agli altri. Ognuno di noi è unico, soprattutto nelle differenze! Vi immaginate che noia se fossimo tutti uguali?! Ma come "guarire" queste ferite? vi do un indizio: grazie a una parola di cinque lettere, che inizia con la A e finisce con MORE. Anche se significa doversi fidare, fare un salto nel vuoto, sperare che quel dannato paracadute polveroso si apra giusto in tempo, prima di finire a terra come un uovo rotto. E chi meglio di Matthew e Ava per capirlo?!

Lasciatevi affascinare da questa storia dolce, divertente, piccante e profonda... Non ve ne pentirete! Ah, è pure perfetta per tutti i grammar nazi là fuori: un testo finalmente pulito da errori. Brava Paola!


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