lunedì 5 agosto 2019

Le recensioni di Silva: "Micropolis" di Giuseppe Milisenda


La nostra Silva ci accompagna nel regno del fantasy con la sua ultima recensione. Ecco la sua opinione per "Micropolis" di Giuseppe Milisenda, edito Darkzone.

Titolo: Micropolis

Autore: Giuseppe Milisenda

Casa Editrice: Dark Zone

Prezzo: 0,99 Euro Formato Kindle 12,66 Euro Cartaceo

Genere: Fantascienza, Fantasy


Sinossi

Un giorno, perso nel tempo, attraverso testimonianze e racconti, nacque la storia dell’uomo e furono poste le basi della nostra conoscenza... ma se ciò che avete sempre creduto, ciò che avete sentito, ciò che vi hanno raccontato, fosse il frutto di errori che si tramandano di generazione in generazione dall’alba dei tempi? Se ciò che vedete fosse solo il risultato di quello che vi hanno insegnato a vedere o di ciò che vi hanno detto che avreste visto? Se la realtà che vi circonda fosse diversa da ciò che leggete sui libri o sentite in televisione? Se antiche creature mitologiche vivessero tra noi?
Un romanzo di formazione, vincitore del premio internazionale di letteratura “Antico Borgo”, nato dall’esperienza maturata nel corso delle conferenze sulla legalità tenute nelle scuole. Una storia sbocciata dalla penna di un padre, preoccupato dal futuro dei propri figli, che ha provato a dipingere uno scenario attorno al quale potersi riunire per affrontare con leggerezza problematiche d’attualità quali il rispetto per il prossimo e per la natura, la piaga della droga, la violenza che imperversa nelle nostre strade, l’inquinamento che devasta il nostro Mondo, la presunta diversità che ci divide invece di unirci, la guerra che ancora ci pone gli uni contro gli altri, il gioco d’azzardo che demolisce le nostre famiglie, il terrorismo che ci rinchiude nelle nostre stanze e ci impedisce di aprirci al mondo




Recensione

In un laboratorio astronomico vivono microscopiche entità organizzate in vere e proprie città: gli Xsmalls. Quando gli scienziati, impegnati nello studio di una molecola che può salvare la Terra e tutto l'Universo dalla nefasta sorte a cui sembrano destinati, vengono aggrediti da chi, delle disgrazie umane vuole farne commercio, saranno proprio i piccolissimi Xsmalls a fare la differenza tra la distruzione totale del mondo conosciuto e la sua salvezza. Ma c'è di più, il romanzo si spinge a fare ipotesi su una diversa interpretazione della scomparsa dei dinosauri, delle conoscenze umane avvenute attraverso i secoli e persino sulla natura ultima dell'Universo, inducendo a porci una domanda: se la storia non fosse così come ce l'hanno raccontata fino ad ora?

L'inizio del romanzo mi era proprio piaciuto, dico davvero, ma continuando la lettura sono venute fuori tante di quelle magagne e così grosse che per parlarne sono costretta a dividere l'analisi in comparti.

Iniziamo dal primo: I PERSONAGGI

Degli Xsmalls sappiamo solo che sono microscopici, invisibili all'occhio umano, nulla di più visto che l'autore non si preoccupa di raccontarci come sono fatti, di che colore sono, da cosa sono costituite le loro città e così via. C'è solo un piccolissimo accenno iniziale in cui uno di loro dice di correre con le “sue quattro gambe” dal che non si comprende poi come facciano ad andare in bicicletta, mha, o come vivano nel corpo degli esseri umani, bho.

Cosa ridicola, hanno nomi come Jack, Sam, Rick presi forse in prestito alle serie tv americane (dimenticavo, altri tre si chiamano Fotone, Apogeo e Doppler, bho!) ma non se ne capisce il perchè visto che gli scienziati del laboratorio protagonisti della storia, hanno tutti nomi italiani Franco, Giovanni, Maria e... Latina, si proprio Latina. E vogliamo parlare degli Xsmalls giapponesi, Cheng, Peng e Ning? No, vero? Meglio tacere. A parte ciò, poveri personaggi, non hanno visi che esprimano sentimenti, non sappiamo il colore dei capelli né quello degli occhi, se siano alti o bassi, niente.

Il tale Sumuabun di cui inizialmente sappiamo avere la coda e dopo pure le ali, dove tenga nascosto tutto questo armamentario quando agisce tra gli esseri umani non si sa. Dovrebbe portare abiti quattro o cinque taglie più grandi e, di certo, non passerebbe inosservato. Il tale alato e coduto personaggio fa parte degli Anunnaki direttamente mutuati dalla mitologia sumerica quindi non si capisce perchè la femmina si chiami Atena che viene invece dalla mitologia greca. A un certo punto compare anche un tale Anassimandro, nome di un filosofo greco dei presocratici, ohibò.

Gli altri personaggi subiscono lo stesso destino, mescolanze di nomi russeggianti o americaneggianti il che ci può stare in un laboratorio astronomico che si immagina internazionale ma l'autore ci dovrebbe almeno dare un piccolo cenno biografico di quei poveretti.

Secondo: L'AMBIENTAZIONE

Da nessuna parte si trova il più piccolo accenno a descrizioni delle città microscopiche che però possiedono case, scuole e una centrale elettrica che addirittura riesce a esplodere facendo vittime e danni ma a cosa non si sa, così come non si capisce dove prendano l' acqua per spegnere gli incendi o per qualsiasi altro uso a Micropolis. Niente di meglio tocca alle città umane, agli uffici dei potenti, allo stesso laboratorio astronomico. A un certo punto compare un “ Apache elicottero militare” ma tale elicottero è americano, l'italia non ne è dotata e poi vorrei proprio sapere chi, alzando gli occhi al cielo e vedendo un elicottero color verde militare, appunto, sarebbe in grado di dire se è un Apache, americano o un Mangusta, italiano. Quindi, dove siamo? In Italia, in America? O in qualche posto in Europa? O addirittura del nord Africa. E potremmo essere anche in Giappone visto che il Paese del sol levante ha comprato gli Apache. E' un mistero davvero perchè gli avvenimenti descritti per parlare delle nefandezze degli esseri umani fanno riferimenti precisi a ciò che succede sulle coste italiane.

Terzo: LA SCRITTURA

Pure qui stiamo messi maluccio. Mi domando se abbia avuto l'editing questo romanzo o, almeno, il generoso apporto di un beta reader. A me pare di no altrimenti non mi spiego perchè quando l'autore parla dei protagonisti, riesce a ripetere i loro nomi Franco, Giovanni, Maria e (poverina) Latina anche quattro o cinque volte nella stessa pagina. Possibile che non gli sia venuto in mente di scrivere “ i quattro amici” o “ i quatto ragazzi” o semplicemente, “loro”. Questo è l'esempio più semplice ma potrei farne molti altri del genere.

Il pezzo più spettacolare riguarda “Lantidoto”. Dopo aver scritto per tutto il capitolo precedente che non c'era verso di procurarsi le informazioni necessarie alla sua preparazione, sorpresa! Nelle righe finali gli Xsmalls ci svelano che loro hanno “già dato le informazioni chimiche necessarie per poterlo ultimare agli umani che, nelle prime righe del capitolo dopo già se lo pappano col cucchiaino".

Inoltre, vorrei proprio sapere che fine ha fatto lo “show, don't tell”, pilastro della narrativa moderna per mostrare il quale, appunto, si porta un esempio classico: si dice: “l'uomo era alto un metro e ottanta”, si mostra:“l'uomo, entrando nella stanza dovette abbassare il capo per superare la porta”. E' una cosetta terraterra ma può aiutare.

CONCLUSIONE:

Una buona idea naufragata in un mare di banalità, di riferimenti politici e sociali grossolani, fuori luogo in quello che viene presentato come romanzo di formazione o comunque come scritto che vuole lanciare messaggi positivi qualsiasi essi siano, dall'amore per la Terra, alla fratellanza, all'autostima, all'inutilità della vendetta, alla preoccupazione per il futuro dell'umanità.
Un guazzabuglio di riferimenti mitologici sumeri e greci infilati a forza in una storia a metà tra il fantascientifico e il distopico che, alla fine della lettura lascia il nulla.


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