giovedì 29 agosto 2019

Le recensioni di Jessica: "Cruel Desire" di Cecile Bertod


Ora tocca a Jessica che ci parla del romanzo gotico scritto da Cecile Bertod e autopubblicato a luglio. Scopriamo insieme cosa ne pensa!


Titolo: Cruel Desire

Autore: Cecile Bertod

Edizione: Self publishing

Prezzo: 2,99 e-book, 9,98 cartaceo

Genere: Romanzo gotico

Data di pubblicazione: 23 luglio 2019


Sinossi

Cate Stuart non ha mai visto suo marito prima delle nozze, ma ogni settimana, per mesi, le ha fatto recapitare una rosa in attesa del giorno in cui l'avrebbe fatta sua. Pur non conoscendo quell'uomo, Cate accetta ugualmente di sposarlo, come d'altronde tutti si aspettano da lei, e di seguirlo a Port Castle, un podere desolato ai confini della penisola di Lost chiuso al resto del mondo dal gelo per gran parte dell'anno, circondato da ettari ed ettari di foresta, ormai ricovero per ribelli e banditi. Cate sa che da quel momento lascerà per sempre il suo mondo, la sua stanza, la sua famiglia. Sa che non farà più ritorno. E sa che diventerà a tutti gli effetti la duchessa di Lost mentre le rivolte si susseguono ai confini e la guerra minaccia di scoppiare da un momento all'altro. Ciò che non sa, invece, è che all'alba del primo giorno della sua nuova vita Lord Angus Danmark sparirà lasciandola in balia di eventi che non sa gestire né controllare, con l'unico appoggio di Sir Derek Danmark, il secondogenito della casata dei Danmark. Un uomo sfuggente e misterioso, che per qualche ragione rifiuta di incontrarla e di presentarsi a lei, trascorrendo gran parte del suo tempo recluso in una delle torri del castello.




Recensione

Dove eravamo rimasti?

Due anni fa ho recensito la prima parte di questo romanzo, trovandolo assolutamente fuori dagli schemi e mi sono chiesta per moltissimo tempo come sarebbe andata a finire la storia di Cate. Troppi misteri a Port Castle aspettavano di essere svelati, e finalmente… ecco tutta la verità sui suoi abitanti.
Siamo nel 1823, epoca in cui il romanticismo aveva poco a che vedere con i matrimoni e quello di Cate Stuart è in tutto e per tutto un atto di compravendita. Sarà duchessa, ma a quale prezzo? Ha sposato un uomo che non conosce, un uomo che si rivela freddo e inavvicinabile. Lord Angus Danmark pare tollerare a malapena la sua giovane sposa e non esita a ripartire a poche ore dal suo arrivo a Port Castle. Cate si trova sola in quella prigione dorata, circondata da neve e desolazione. Sembra una di quelle palle di cristallo con dentro la neve, che non smette mai di cadere. Le urla che la svegliano la notte, le ombre che si aggirano per il castello, non aiutano a conciliare i suoi sonni. L’unica consolazione per Cate è il cognato, Sir Derek, che tuttavia la crede l’istitutrice… cosa che in effetti Lady Danmark non sentirà il bisogno di correggere per molto, moltissimo tempo… finché non sarà troppo tardi per farlo.

Port Castle è il regno del perenne inverno, ovvero il mio incubo peggiore. L’atmosfera è tetra, allucinante, misteriosa, fatta di ombre, fantasmi, mostri, leggende. Eppure sotto ogni apparenza si nasconde un pizzico di verità: dobbiamo solo essere certi di volerla scoprire…
Signore e signori, questo non è un romanzo rosa, come avverte la stessa autrice si tratta di un romanzo diverso da quelli a cui ci ha abituati. L’elemento predominante non è la storia d’amore, né l’ironia, ma il gotico, in pieno stile Poe. Gli appassionati troveranno pane per i loro denti. Per quanto mi riguarda è stata una scommessa: non pensavo che mi sarei mai avvicinata a un libro del genere di mia spontanea volontà, ma sono felice di averlo fatto.

Ho apprezzato la caparbietà di Cate, incapace di arrendersi al destino che qualcun altro sembra aver già scritto per lei. Ho sofferto con lei per ogni affronto, leggendo con il cuore in gola ogni pagina, fino ad arrivare all’inaspettato finale.
Ho odiato Lord Angus Danmark con ogni fibra del mio essere, dalla prima pagina all’ultima: certe antipatie non sono reversibili a quanto pare.
Ho amato Sir Derek Danmark, la sua sfrontatezza, la sua irruenza, la sua passionalità.

E sì, ammetto che avrei voluto un finale diverso per questa storia, ma solo perché sono un’inguaribile romantica che per un attimo, stregata dalle parole della Bertod, aveva dimenticato il genere dell’opera.



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