mercoledì 17 luglio 2019

Review Party "Dolce come il fiele" di Sara P. Grey


La nostra Viola ha letto per il blog il nuovo chick-lit targato Dri Editore. Ecco quindi la sua recensione per "Dolce come il fiele" di Sara P. Grey.


Titolo: Dolce come il fiele

Autore: Sara P. Grey

Collana: DriEditore Brand New (vol.2)

Editore: Dri Editore

Genere: Chick-lit

Prezzo: ebook 2.99€ / cartaceo 14.99€

Data di pubblicazione: 8 luglio 2019


Sinossi

INGREDIENTI:
1 chef pâtissier dal caratteraccio impossibile (a temperatura ambiente)
1 pasticcera adorabilmente testarda (NON agitare prima dell’uso)
Zucchero e fiele q.b
Peperoncino 1 pizzico

PER STUZZICARE/DECORARE:

Scarpe rosse 1 paio
Divisa da chef, che metta in risalto i muscoli – a piacere
Asciugamano 1, il più striminzito possibile

PROCEDIMENTO:

Gettare lo chef e la pasticcera sotto i riflettori del talent show culinario più gettonato della stagione, mescolare con abbondanti battutine e un pizzico di agrodolce e lasciar macerare nel disdegno reciproco fino a che non cominciano a far scintille. Ottenuta la miscela esplosiva, gustare con abbandono. E non ti preoccupare se sembra la ricetta per un disastro assicurato, alcune delle preparazioni più riuscite della storia sono il risultato di errori inaspettati...




Recensione

Cari i miei disastri non potevo che accaparrarmi io questo bel libro, sognare a occhi aperti e rimanere con l’acquolina in bocca per il desiderio impellente di mangiare uno dei dolcetti preparati dalla nostra protagonista. E se per caso siete a dieta come me potete benissimo far finta di averne assaporato uno tra una pagina e l’altra senza dovervi preoccupare della bilancia!

Letizia Amelia Visconti è lontana dalla città natale da ben dieci anni, da sempre ha un rapporto conflittuale col padre, pasticcere di fama sia per le creazioni che escono dal suo laboratorio sia per le critiche che le rivolge, per non parlare che ogni occasione è buona per rinfacciarle i soldi spesi per i suoi studi. Ma è bastata una telefonata che la invitava a tornare con urgenza per farla arrivare alla pasticceria di famiglia e non riconoscerla più data la presenza di qualcosa che non c’entra un bel nulla con l’emergenza menzionata al telefono. Oltre il danno la beffa, si dice. E così volente o nolente è obbligata a gareggiare a uno dei reality più famosi per i pasticceri con suo padre come giudice e Lorenzo “il Magnifico” Ardanti chef pasticcere, col quale fin da subito ha uno scambio di battute al vetriolo.

Ma una cosa che sa Amalia è che è dannatamente brava in ciò che fa, perché per quanto suo padre rompa le uova nel paniere, lei ha fatto dell’arte dolciaria il suo lavoro e soprattutto la sua passione tanto da sognare di aprire a Parigi un locale insieme al suo migliore amico Misha dove vendere le sue creazioni e soprattutto i suoi cupcake.

Il programma procede, lei fa di tutto pur di non mostrare insicurezza ingoiando quasi tutte le critiche, anche infondate, dei giudici ma spesso ha la lingua tagliente come un coltello di ceramica nuovo e state pur sicuri che mai si farà mettere i piedi in testa, ne da suo padre ne dal bellissimo chef e quando riuscirà a tenere a freno la lingua le sue mani creeranno ad hoc qualcosa per far capire il suo disappunto. Far parte di un reality non le è facile, non tanto per le prove da affrontare ma per tutto il contorno tra le fan dello chef e il pubblico a cui lei non piace, non è facile rimanere impassibili e quando ha un momento di sconforto a darle man forte spesso è Misha ma lui è a Parigi e non sempre riesce. Ed è qui che entra in scena Lorenzo che tolti i panni da giudice severo e intransigente si rivela essere un’ottima compagnia tanto da…
Con cosa tornerà a casa Amalia? Ci sono almeno tre variabili da poter menzionare ma ho un muffin da mangiare e avrò le mani impegnate lontano dalla tastiera.

Questo chick-lit è davvero spassoso e ironico. È scritto in terza persona e si passa da un personaggio all’altro con poco. A mio gusto personale avrei preferito POV alternati per rendere un poco più chiaro le reazioni di uno o dell’altra poiché all’inizio della lettura ho faticato un pochino a entrare nella scrittura dell’autrice proprio per questo. Sicuramente è un mio difetto e non del libro perché una volta capita me lo sono letto ben due volte prima di mettermi al computer.

Adoro come Amalia reagisca alle sfide e come cerchi di celare le sue fragilità nascondendosi dietro a una risposta al sapore di fiele ogni qual volta possa e sfoderando le sue armi migliori oltre ai dolci: le Lolly.( Ogni donna dovrebbe avere le Lolly e ogni uomo vorrebbe che la propria compagna, moglie, fidanzata le avesse). Se pensate di scalfirla sappiate che non ve lo darà a vedere e se ha qualcosa da dire un modo per farlo lo trova sicuro. Soprattutto sul finale quando decide di fare ciò che io non credo avrei fatto ma che le ha dato ragione. Ho riso e sorriso spesso, mi è venuta una gran voglia di tuffarmi in pasticceria mentre lo leggevo con la speranza di ritrovarmi uno come Ardenti al banco, poi ci ragionavo su e finivo solo con l’immaginarmi la scena in cui a servirmi sarebbe stato il papà di Amalia con il suo sguardo gelido e ho bellamente rinunciato a provarci a beneficio della mia bilancia che ringrazia.


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