giovedì 20 giugno 2019

Le recensioni di Silva: "La casa del manoscritto maledetto" di Claudio Aita


Continuiamo con un thriller: Silva ci parla oggi di "La casa del manoscritto maledetto" di Claudio Aita, edito Newton Compton Editori.

Titolo: La casa del manoscritto maledetto

Autore: Claudio Aita

Editore: Newton Compton

Data di pubblicazione: 6 giugno 2019

Prezzo: ebook 5,99 euro


Sinossi

Geremia Solaris, cinquantenne esperto di lingue antiche, affida al vino la possibilità di dimenticare la morte della moglie, Sara, deceduta cinque anni prima mentre cercava lui, ubriaco chissà dove. Geremia non riesce più a lavorare, cerca solo di annientarsi mantenendosi costantemente ubriaco. Senza più un soldo, senza più cibo si accontenta di stare seduto su uno scalino osservando i turisti che inondano Firenze ma è proprio lì che il destino lo va a cercare sotto forma di un giovane avvocato che gli propone di incontrare proprio la persona che Geremia ritiene in parte responsabile della morte della moglie. Dopo qualche resistenza, arrendendosi al fatto che con il denaro offertogli potrebbe rimettersi in sesto, decide di partecipare a quell'incontro che lo riporterà sulle tracce di vecchi fantasmi della sua vita, di antichi rituali di sangue che appartengono al lontano passato di Firenze ma che sembrano essere del tutto attuali. Il manocrittto che gli viene consegnato ha resisitito a decine di tentativi di decifrazione e, secondo il conte Guidi che glie lo dà, solo lui, Geremia Solaris è in grado di svelarne il mistero riuscendo anche a ritrovare il figlio del conte, la cui scomparsa pare strettamente legata al manoscritto. Ci riuscirà, il povero, alcolizzato Geremia? Quali  pericoli dovrà affrontare per portare a termine la missione? Di chi può fidarsi davvero quando ogni scoperta sembra essere solo l'inizio di un nuovo rebus? La Firenze piena di bellezze artistiche e di turisti nasconde dei segreti che pochissimi conoscono e Geremia è quello che li scoprirà fino in fondo.




Recensione

Il tema di questo romanzo è molto interessante e mi ha suscitato non poca curiosità visto che non avevo mai considerato Firenze quale città centro di esoterismo, quindi mi ci sono avvicinata con entusiasmo.
Purtroppo, devo dire, sono rimasta un po' delusa dall'andamento della storia.
Il romanzo pare abbia due piani distinti che non riescono ad omogeneizzarsi. Da un lato c'è la parte della ricerca storica ricca di spiegazioni, informazioni e dati, dall'altro c'è la parte romanzata che non riesce a decollare.

Geremia Solaris, il protagonista, ha un continuo ripetersi delle medesime riflessioni, sul senso di colpa per la morte della moglie,sul fatto che beve, fuma e dovrebbe smettere. In pratica c'è in ogni pagina. Quando Geremia incontra Ester, coprotagonista ma neanche tanto, ai pensieri sulla morte della moglie si aggiungono quelli sul fatto che Ester ha la metà dei suoi anni e lui non sa come portare avanti il rapporto. Anche in questo caso, quasi ogni pagina, è per metà riempita con questi mugugni interiori. Le non meglio descritte “sette” o “confraternite” che starebbero dietro alla morte della moglie e alle altre misteriose morti che hanno via via tolto di mezzo chi aveva capito troppo di antichi rituali usati per moderni mezzi di arricchimento, rimangono sulla sfondo, sfocate. Si accenna in più punti a legami tra loro ma non si arriva mai a vederci chiaro.

Il professore israeliano che gli scrive in un italiano perfetto ( via, un po' troppo perfetto), un intero trattato sul simbolo della copertina del manoscritto, sui legami dei miti in esso rappresentati con fatti storici avvenuti in mezza Europa, muore misteriosamente durante un viaggio di lavoro e Geremia che fa? Si limita a far intendere di aver capito al volo che il professore non è morto di raffreddore come si vuol far credere e la vicenda cade nel vuoto. Gli stessi sospetti di Solaris nei riguardi di Ester, sul loro incontro che appare un po' troppo fortuito a Geremia e, in tutta sincerità pare costruito per dare questa impressione, non rimangono che contorsioni mentali di lui, e in effetti la questione non si chiarisce mai. All'inizio addirittura c'è l'accenno al fatto che la ragazza ha dei tratti fortemente somiglianti alla defunta Sara tanto da suggerire una reincarnazione che Geremia ritiene impossibile perchè la moglie “è morta solo da cinque anni”. Strano, per quel che ne so, la reincarnazione non ha un “tempo minimo di durata di morte” per avvenire.
La vicenda dell'ambulanza che passa per caso proprio in tempo per raccogliere la giovane zingara vittima di un incidente è quantomeno, risibile. Questo, si sarebbe un fatto da annoverare tra quelli “fantastici”. E' chiaro che il tutto non è stato casuale ma la scena non ha alcun seguito, nessuna ricerca della verità, nessuna scoperta, niente.

Concludendo, La casa del manoscritto maledetto poteva essere un grande romanzo ricco di colpi di scena, di pericoli a cui scampare per un pelo, di insospettabili appartenenti a sette segrete che agiscono a livello internazionale. Una specie di Indiana Jones ambientato nella splendida cornice fiorentina e invece rimane lì, né bello né brutto a testimoniare il poco coraggio dell'autore nell'avvicinarsi alla  narrazione d'avventura.


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