Le recensioni di Giulia: "Dita come farfalle" di Rebecca Quasi


Oggi iniziamo la giornata con una new entry! entra a far parte dello staff Giulia... segnatevi il suo nome, perchè con lei stiamo progettando grandi cose... come prima recensione, ha scelto di parlarci del romanzo storico di Rebecca Quasi, pubblicato a metà novembre con DriEditore. Scopriamo cosa ne pensa!


Titolo: Dita come Farfalle

Autore: Rebecca Quasi

Edizione: DriEditore

Prezzo: 2,99€ ebook, 11,64€ (copertina flessibile)

Genere: Historical romance

Data di pubblicazione: 19 novembre 2018



Sinossi

Londra. 1818. Per Lady Caroline Webster, figlia del duca di Clarendon, è naturale sposare per convenienza James Cavendish, duca di Rothsay. E non trova nulla di anormale nemmeno nell'essere del tutto ignorata da lui dopo le nozze. Del resto, unico scopo della loro unione è il mantenimento del casato e il concepimento di un erede, obiettivo che richiede sporadica e taciturna applicazione.Il tranquillo menage precipita quando, in seguito a un aborto spontaneo, Caroline scopre che suo marito non è l'uomo freddo e posato che si è sforzato di apparire.




Recensione

Rebecca Quasi è stata, per me, una sorta di affascinante accordo di chitarra sbucato fuori dal nulla, una scelta casuale, distratta, che mi ha convinta ad ascoltare l’intero pezzo.
Siamo a Londra e l’anno è il 1818.
Lady Caroline Webster, figlia di un duca, si lascia scegliere e quindi sposare, con la naturalezza cui il suo tempo ci ha abituati, da James Cavendish, duca di Rothsay.
Non c'erano stati accenni a sentimenti di nessun genere, né stravaganti elogi della fanciulla.A lui serviva una moglie, a lei serviva un marito.Lei era figlia di un duca e lui era un duca.
È questo semplice espediente a dare inizio a una storia apparentemente scontata, nella quale sembra non mancare nulla: un matrimonio combinato, un uomo bello, una fanciulla ben educata le cui dita hanno il movimento ipnotico delle farfalle in volo e una intera vita da sconosciuti da vivere insieme. Senza dimenticare una innegabile capacità dell’autrice di mescolare un forbito linguaggio a una scorrevolezza inusuale nei romanzi del nostro tempo. Eppure, fin dai primi capitoli si intuisce (forse più con l’occhio dell’istinto che non con quello impegnato nella lettura) che non vi è nulla di banale o scontato nel comportamento dei personaggi e, tanto meno, nella trama. Non si ha abbastanza tempo per abituarsi alla compostezza antipatica di un uomo apparentemente immobile e incapace di umanità o a quella stoicamente ostentata da una erede dell’aristocrazia londinese che accade.
Accade che si volti pagina e tutto precipiti.

Ed è qui che parlare di questo romanzo senza rivelarne contenuti preziosi diventa difficile. La sua brevità, l’intensità e la passione con i quali è stato scritto lo rendono un susseguirsi incessante di istanti nei quali alla schizofrenica piega presa dagli eventi i personaggi fanno fronte come possono.
Lui, aggrappato a qualcosa che non si è capaci di comprendere davvero in un mondo lontano che ancora oggi conserva una regina e un intero reame.
Lei, la cui determinazione e caparbietà ricordano personaggi conosciuti e amati in altri tempi e altre parole.

E la compagnia scomoda di un’urgenza, come una febbre contagiosa, a dettare tempi e modi, a muovere i passi dei protagonisti, uno dopo l’altro in un crescendo senza pausa alcuna. Una corsa forsennata verso la crescita, la maturazione, che passa attraverso la ribellione, l’ostentazione di un anarchico sentimento di umanità, la scoperta di emozioni perdute o mai provate. Una corsa che, nell'intento di togliere il fiato, toglie, spesso e purtroppo, anche il gusto del respiro che merita una pausa di riflessione. E quindi non rimane che correre insieme all'autrice, sino all'epilogo, all'accordo finale di un pezzo scoperto per sbaglio e apprezzato per la sua immatura fretta di accadere, di farsi ascoltare.
Ogni volta che la guardava non poteva fare a meno di pensare che era stata una crudeltà efferata sposarla, ma poi concludeva che quella crudeltà gli aveva salvato la vita.
Un tentativo, per lunghi tratti riuscito, di rendere due personaggi inamidati e imbellettati dell’aristocrazia bigotta di inizi Ottocento rivoluzionari, moderni per non azzardare attuali. Un tentativo che, nonostante pecchi di alcune situazioni difficilmente collocabili storicamente e manchi di pazienza, emoziona, spiazza e concede alcune ore di spensierata speranza di rinascita.


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