Le recensioni di Alexa: "Il ricevitore è la spia" di Nicholas Dawidoff


Alexa ci parla ora di IL RICEVITORE E' LA SPIA di Nicholas Dawidoff, romanzo pubblicato da Newton Compton Editori a fine novembre.


Titolo: Il ricevitore è la spia

Autore: Nicholas Dawidoff

Editore: Newton Compton Editore

Data di pubblicazione: 27 novembre 2018

Prezzo: € 4,99 ebook


Sinossi

L'incredibile storia vera della spia che cambiò il mondo

In contemporanea al film sulla vita dello straordinario campione di baseball e agente segreto della CIA, con Paul Giamatti e Sienna Miller, impegnato a scongiurare la minaccia atomica nazista durante la seconda guerra mondiale 

Moe Berg è l’unico giocatore di baseball la cui foto sia incorniciata sui muri della sede principale della CIA. La verità è che Moe Berg è stato molto più che un campione, un ricevitore che ha inanellato molti record nel corso della sua luminosa carriera nella massima serie negli anni tra il 1923 e il 1939, durante l’età del’oro del baseball americano. Moe Berg è stato anche un’eccellente spia. Di famiglia ebrea emigrata a Newark, in New Jersey, vantava prestigiosi studi a Princeton e alla Sorbona ed era arrivato a parlare dodici lingue quando diventò un agente del Servizio Segreto Statunitense durante la seconda guerra mondiale. Il romanzo di Nicholas Dawidoff ci racconta l’avventurosa doppia vita di Moe Berg, dalla sua infanzia claustrofobica fatta di studio e rigore, dei brillanti risultati ottenuti nello studio, fino alle sue due clamorose carriere, nello sport e nello spionaggio internazionale e ai suoi rapporti con personaggi di primo piano come Joe Di Maggio e Albert Einstein. Ma chi fu veramente Moe Berg? Un ragazzone dal viso pulito che eccelleva nello sport e si è ritrovato per caso a militare nei servizi segreti o la sua indole enigmatica nascondeva il desiderio di rendersi utile al suo Paese e lo sport era solo una copertura necessaria? Incredibile come un romanzo di John le Carré, Il ricevitore è la spia è un capolavoro trionfale di ricostruzione storica e psicologica.




Recensione

Il libro si apre con Rose e Bernard Berg, che alla fine dell’800 emigrarono dall’Ucraina in America, per la precisione in New Jersey, dove riuscirono a costruire un futuro più roseo per la loro famiglia. La scelta si rivelò estremamente lungimirante, considerato cosa sarebbe accaduto da lì a qualche decade in Europa agli ebrei.

Bernard Berg era un autodidatta, disdegnava la sua religione d’origine e da solo arrivò a parlare 6 lingue; fu sempre lui ad insegnare al suo figlio più giovane le sue prime lingue straniere.
Morris Berg, al secolo Moe, tuttavia eccelleva sia nel baseball che nello studio, cosa che gli permise di studiare e giocare a Princeton. Celeberrima è infatti la sua lunga carriera di ricevitore, seppur costellata di infortuni e distrazioni di vario genere. In più di un’occasione dichiarò che aveva scelto di fare il giocatore di baseball per i soldi, poiché gli permetteva di girare il mondo alloggiando nei migliori alberghi disponibili, oltre alla popolarità che gli garantiva. Giocò in molte squadre della Major League ma anche in squadre minori, soprattutto nei periodi carenti di risultati.
Nel frattempo, divenne anche avvocato ma faceva di tutto per nasconderlo e nessuno ne comprese mai il motivo. Amava inoltre leggere ossessivamente giornali, in lingue diverse.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Berg iniziò a lavorare per Nelson Rockfeller all’OIAA e poi si dimise per lavorare per l’OSS, la prima agenzia di spionaggio americana. Fu proprio per servire il suo paese che nel 1944 partì per l’Europa per sventare la minaccia della costruzione della bomba atomica da parte della Germania nazista. Il suo obiettivo era scoprire quali scienziati europei fossero implicati nella creazione dell’arma e nel caso eliminare Werner Heisenberg, il geniale fisico tedesco considerato a capo del progetto. Durante i suoi numerosi spostamenti e incontri con i più famosi fisici e scienziati dell’epoca, Berg apprese che la Germania non stava affatto studiando come produrre l’atomica, ipotesi infatti a cui i suoi superiori non avevano mai creduto completamente.
Terminata la guerra, il presidente Truman sciolse l’OSS e Berg rimase alla CIA fino al 1952, quando fallì clamorosamente una missione. Nel 1954, fu licenziato definitivamente.
Moe Berg a questo punto si ritrovò solo, senza soldi e gli ultimi 25 anni della sua vita li trascorse vivendo esclusivamente grazie ai favori degli amici e rifiutando qualsiasi lavoro che non avesse a che fare con lo spionaggio. Tutti capirono che non sapeva più come vivere senza la guerra, non avendo più uno scopo che gli consentisse di vivere in segretezza, come aveva sempre fatto.

Dunque, confesso candidamente che quando seppi dell’uscita di questo libro, chiesi subito di poterlo recensire perché mi incuriosiva parecchio la storia di un famoso sportivo diventato poi una spia.
Mi sono perciò lanciata nella lettura della biografia di questo personaggio famoso (a me sconosciuto) che immaginavo sarebbe stata sicuramente interessante … MA ... ahimè devo ammettere che la mia curiosità è stata soppiantata quasi immediatamente dalla difficoltà di lettura. Non è stato facile riuscire ad arrivare in fondo a questo romanzo, a causa soprattutto della prosa.
Moe Berg, fin da giovanissimo, ci viene presentato come un prodigio sia nel baseball che nello studio, tanto che riuscirà a giocare a fasi alterne per più di 15 anni e a prendere due lauree.
Non era una persona carismatica, anche se leggendo il libro si potrebbe pensare il contrario, ma semplicemente affascinava perché eccessivamente enigmatico. Tutti volevano sapere cosa combinasse lontano dai riflettori ma nessuno lo seppe mai con certezza.
Era principalmente un edonista, fin troppo riservato, imprevedibile e vittima della mentalità ristretta della sua epoca, in quanto in più di un’occasione dimostrò di avere una bassa considerazione delle donne.

Anche la CIA fu costretta a licenziarlo a causa della sua crescente imprevedibilità e irascibilità oltre al fatto che non rendeva mai conto delle sue sproporzionate spese di vitto e alloggio.
Fu durante la guerra soprattutto che molti colleghi e conoscenti intuirono che, dietro la patina dello sportivo e del presunto genio, si celava una personalità difficile.
Non ebbe mai amicizie intime né rapporti stretti con la sorella e il fratello che trattava con freddezza.
Anche il suo rapporto col padre fu sempre distaccato e pieno di livore. Quest’ultimo gli rimproverava la sua predilezione per il baseball, che non reputava un vero mestiere, motivo per cui non volle mai vederlo giocare. Bernard Berg,infatti, riteneva che i suoi sacrifici dovessero essere per forza ripagati perciò instradò gli altri suoi due figli verso carriere da lui ritenute più serie e accettabili, quella di medico e di insegnante.
Nemmeno in campo sentimentale Moe fu più fortunato. Non riuscì mai a instaurare una relazione stabile con una donna, ebbe piuttosto molte avventure e gli furono attribuiti numerosi flirt. L’unica
relazione seria fu quella con Estella Huni che arrivò a presentare in famiglia (il padre rifiutò di
conoscerla perché i due convivevano senza essere sposati) ma che terminò a causa della distanza
nel 1944, poco dopo la sua partenza per l’Europa.

Dopo la morte di Moe Berg, gli esperti, che ne studiarono il fascicolo lavorativo e la personalità, dichiararono che, tra le cause principali della mancanza di qualsivoglia profondità nelle amicizie e nelle relazioni sentimentali, potesse essere annoverata proprio la perenne disapprovazione che il padre aveva manifestato nei suoi confronti.
Per quanto riguarda lo stile, invece, il libro non funziona perché, dopo il primo quarto, si passa da un avvenimento all’altro senza consequenzialità temporale, rendendo nel complesso la narrazione disordinata e confusionaria. Si riduce tutto a un elenco di fatti, azioni e personaggi che sono gravitati attorno a Berg.
Sono inoltre presenti numerosi refusi che distolgono l’attenzione del lettore dalla storia.
In definitiva, non me la sento di consigliare questo libro, in quanto sebbene narri fatti storici realmente accaduti, non è una lettura scorrevole.


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